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Magico Atleta – Recensione

6 giorni fa
Tempo di lettura: 3 min
Scatola di Magico Atleta (Asmodee Italia)

Ci sono giochi che si vincono pianificando e giochi che si vincono ridendo più forte degli altri. Magico Atleta appartiene senza vergogna alla seconda famiglia: si tira un dado, si avanza, e intanto in pista si sfidano personaggi stravaganti come un neonato gigante e una bocca affamata che divora gli avversari. È uno dei giochi leggeri più chiacchierati dell'ultimo anno, premiato e lodato all'estero, e ora arriva in italiano. Per noi Corsari, che amiamo i titoli da tirare fuori a fine serata, è una delle notizie di questo autunno.


La sua storia è più lunga di quanto sembri. Magical Athlete nasce in Giappone nel 2003 da un'idea di Takashi Ishida, pubblicato dalla piccola casa Grimpeur, e nel 2010 viene ristampato da Z-Man Games, che lo fa conoscere a un pubblico più ampio, prima di sparire dai cataloghi per oltre un decennio. Nel 2025 lo riporta in vita CMYK, l'editore di Wavelength e Monikers, con una revisione delle regole firmata da Richard Garfield, il papà di Magic: The Gathering, le illustrazioni di Angela Kirkwood ispirate ai cartoni come Wacky Races e la grafica di Elizabeth Goodspeed. Questa edizione ha vinto il premio Early Gamers agli American Tabletop Awards 2026 ed è arrivata seconda nella categoria Light Game of the Year dei Golden Geek Awards 2025 di BoardGameGeek. In Italia lo porta Asmodee Italia come Magico Atleta: su Dungeon Dice si prenota a 29,99 euro.


Come funziona


Magico Atleta si gioca da 2 a 6 persone, dai 6 anni in su, in circa trenta minuti. Nella scatola ci sono 36 atleti, ognuno con la sua carta e un'abilità speciale che piega le regole a proprio favore o a danno degli altri. All'inizio i giocatori si spartiscono i corridori con un draft a serpentina, così che ciascuno metta insieme una squadra di quattro. Seguono quattro gare su un circuito a due lati, uno più tranquillo e uno più scatenato, che si alternano. Prima di ogni gara tutti scelgono in segreto e in contemporanea quale atleta schierare; poi, al proprio turno, si lancia il dado e si avanza, mentre le abilità scatenano reazioni a catena. La gara finisce quando due corridori tagliano il traguardo: il primo prende un gettone d'oro da tre punti, il secondo uno d'argento da un punto, e chi è arrivato ultimo partirà per primo nella gara successiva. Dopo quattro corse vince chi ha più punti.


Cosa dice la community


Le risate. È la parola che ritorna in quasi tutte le recensioni. Dan Thurot di Space-Biff! arriva a scrivere che il gioco è vicino alla perfezione quanto un gioco da tavolo possa esserlo, e che il vero richiamo sta nel giocarlo più che nella strategia. Dale Yu di The Opinionated Gamers trova una gioia pura nel guardare come si sviluppa ogni gara, e precisa che non è un gioco casuale, perché scegliere quando schierare ogni atleta e sfruttare le combinazioni conta davvero; il collega Erik Arneson lo definisce una gemma esilarante e deliziosamente semplice. Punchboard lo chiama "an absolute blast", Roll to Review lo riassume come una Wacky Races per gente davvero scatenata, e quasi tutti lodano i pezzi in legno, la grafica e la varietà dei 36 atleti, che rende ogni partita diversa.


I limiti sono altrettanto chiari, e li ammettono anche i fan. La profondità strategica è poca: Board Game Review scrive che il gioco non ha molto spessore strategico, Roll to Review che la fortuna regna sovrana, e Punchboard confessa che a volte si fa fatica a chiamarlo un gioco. Le interazioni tra i poteri possono generare dubbi che il regolamento non sempre risolve, tanto che Board Game Review invita i gruppi a decidere da soli e Dale Yu ricorda che le regole stesse suggeriscono di andare avanti e, nel dubbio, tirare un dado. Il draft iniziale può trascinarsi con i neofiti, e secondo Board Game Review il gioco rende davvero solo da quattro giocatori in su.


Il nostro giudizio


Lo consigliamo ai gruppi numerosi e rumorosi che cercano un filler da mezz'ora capace di far ridere tutto il tavolo; alle famiglie con ragazzi dai sei anni in su che vogliono un gioco semplice ma pieno di sorprese; a chi colleziona i titoli di Richard Garfield e vuole vedere come ha rimesso mano a un piccolo classico giapponese. Meno adatto a chi gioca soprattutto in due o in tre e a chi vive male il dado che decide tutto all'ultimo lancio.



Mattia Drago

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