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1960 – The Making of the President | Recensione

27 set
Tempo di lettura: 3 min

Ci sono giochi che raccontano la storia meglio di un documentario, e 1960 – The Making of the President è uno di questi. È un classico dei giochi sulle elezioni americane, e lo abbiamo sempre apprezzato per due motivi che stanno insieme: le meccaniche sono solide, e il modo in cui raccontano i fatti del 1960 passa dai testi d’atmosfera, dai nomi delle carte e dalle azioni che ti fanno compiere. Non c’è una pagina di storia da leggere: la storia la giochi. Dopo quasi vent’anni arriva finalmente in italiano grazie a Ergo Ludo Editions, distribuito da Asmodee Italia, e per chi lo aveva conosciuto nella vecchia edizione è una buona notizia.


Gli autori sono Jason Matthews e Christian Leonhard. Matthews è lo stesso di Twilight Struggle, e la parentela si vede: carte a doppio uso, eventi storici, tensione sui punti chiave della mappa. La prima edizione è del 2007 per Z-Man Games; nel 2017 GMT Games lo ha ristampato con una veste grafica completamente nuova, ed è quella che ha riportato il gioco in circolazione. Nel 2008 ha vinto l’International Gamers Award come miglior gioco per due. L’edizione italiana Ergo Ludo è uscita l’11 settembre 2026 a 78,99 euro.


Come funziona


Due giocatori, uno è John F. Kennedy e l’altro Richard Nixon. Ogni turno si giocano carte che valgono punti campagna, da spendere per piazzare cubi di sostegno negli stati, sui media o sui temi del dibattito pubblico (economia, diritti civili, difesa), oppure per attivare l’evento storico stampato sulla carta, che può aiutare voi o l’avversario a seconda di chi lo “possiede”. Alcune carte si conservano per i dibattiti televisivi, che sono un turno speciale a metà partita, e per il giorno delle elezioni, in cui si contano i grandi elettori stato per stato. Al posto dei dadi c’è un sacchetto di cubi da cui si estrae per risolvere le situazioni incerte, con un sistema che tende a riequilibrare chi è in svantaggio. La partita dichiarata è di 90–120 minuti; nella pratica sono due ore piene.


Cosa dice la community


Il racconto. Ogni carta è un pezzo del 1960: l’arresto di Martin Luther King, i dibattiti televisivi, la questione religiosa di Kennedy, la macchina di partito di Nixon. Il gioco non ti spiega l’importanza di questi eventi, te la fa sentire perché in quel momento ti serve proprio quella carta. Sul piano delle meccaniche, la dipendenza dalle carte è minore che in Twilight Struggle, perché non devi conservarle a lungo, e le regole si assimilano in fretta nonostante l’aspetto denso.


È un gioco per chi accetta che l’elettorato sia volubile: nessuno controlla stabilmente la mappa, e a qualcuno questa mancanza di presa dà fastidio. Una critica ricorrente lo definisce un Twilight Struggle addolcito, più prevedibile, in cui conviene concentrarsi su pochi stati pesanti (New York, California, Texas) invece che su tutta la mappa. Altri, e noi siamo tra questi, lo vediamo come il pregio: meno stress, stessa intelligenza. Il prezzo dell’edizione italiana è alto, e per chi ha già quella inglese non cambia nulla nel gioco. Un dettaglio da verificare a scatola aperta: quale delle due edizioni originali traduca, anche se la grafica lascia pensare a quella GMT del 2017.


Il nostro giudizio


Lo consigliamo alle coppie di giocatori che amano i giochi a carte con eventi storici e vogliono qualcosa che non sia una guerra; a chi ha trovato Twilight Struggle troppo pesante; a chi ama la storia americana. Meno adatto a chi vuole controllo totale e a chi gioca quasi sempre in più di due.



Mattia Drago

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